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Una delizia dello Sri Lanka: il tè di Ceylon da 150 anni

Colline dai morbidi declivi, foreste nebbiose e piantagioni di tè a perdita d’occhio – così si presenta il paesaggio dello Sri Lanka. Qui si coltiva tè di Ceylon di altissima qualità oramai da 150 anni, riferisce l’associazione tedesca del tè o Deutsche Teeverband. Il nome Ceylon risale agli inizi del 19° secolo, quando i colonizzatori britannici invasero il paese battezzando così quest’isola all’estremità meridionale dell’India. Anche dopo che lo Sri Lanka è diventato indipendente, questo nome è rimasto a contraddistinguere il tè del paese.

Uno scozzese è il padre fondatore delle coltivazioni di tè

Non sono state le popolazioni indigene a introdurre nell’isola la Camelia sinensis, tipica pianta del tè, bensì uno scozzese di nome James Taylor. Dopo aver appreso tante informazioni sulla coltivazione del tè in India, nel 1867 Taylor creò la piantagione di tè “Loolecondera”. A quei tempi nello Sri Lanka si era diffusa la coltivazione del caffè, quindi i contadini non mostravano alcun interesse per la pianta del tè. Le cose però cambiarono quando tra il 1870 e il 1880 enormi piantagioni di caffè furono distrutte da un fungo. Per trasportare il tè dal centro dell’isola alla costa, gli inglesi costruirono un tratto di ferrovia che ancora oggi attraversa le montagne. Quando lo scozzese Thomas Lipton acquistò le piantagioni fu finalmente possibile coltivare il tè di Ceylon su vasta scala.

Coltivazione – l’altitudine regala maggiore intensità

Le regioni con le piantagioni di tè si estendono su diverse altitudini. La raccolta del tè è eseguita a mano. Si tratta di un duro lavoro, svolto per lo più dalle donne. Per la lavorazione si raccolgono solo le foglie più giovani e più tenere, in pratica due foglie assieme al germoglio. Quanto più in alto si trova la piantagione, tanto più lenta è la crescita delle foglie del tè. Questo processo produce un aroma molto raffinato e intenso e regala un colore dorato all’infuso in tazza – basti pensare, ad esempio, al tè delle regioni di Nuwara Eliya, Dimbula, Uva e Uda Pussellawa. Il tè proveniente dalle regioni più interne del paese, ad es. Kandy, Ruhuna e Sabaragamuwa è più scuro e più forte.

Gli indigeni bevono tè fatto con residui di lavorazione

In tutti questi anni il tè di Ceylon è diventato una delle principali risorse economiche dell’isola. Lo Sri Lanka, grande quasi quanto la Baviera, è uno dei più grandi esportatori di tè al mondo. Mentre questo tè pregiato viene esportato in tutto il mondo, gli indigeni bevono un semplice tè nero, chiamato “dust” (= polvere), preparato con la macinatura dei residui delle foglie avanzati dalla produzione.

 

Fonte: Heike Kreutz, www.bzfe.de